Nord (North) del norvegese Rune Denstad Langlo ha ottenuto premi in numerosi festival a iniziate dalla selezione nazionale (Amanda Awards) sino a quello del newyorkese Tribeca Film Festival, passando per la rassegna di Berlino e quella transilvanica. E’ una bella opera itinerante, sia nel senso del paesaggio, sia della psicologia del personaggio al centro del racconto. Jomar Henriksen è stato un atleta promettente, ma ora, a trent’anni, imbolsito e mentalmente instabile, vive facendo il guardiano in una sciovia, perennemente immerso in una nube alcolica che ne distrugge progressivamente l’equilibrio mentale. Un giorno incendia, per errore, la casupola in cui vive; è l’occasione per realizzare il sogno che lo ossessiona da qualche tempo: andare nell’estremo nord per raggiungere l’ex-moglie, che ora vive con un altro e conoscere il figlio, nato dopo il divorzio. Il film è tutto in questo percorso, in scenari norvegesi innevati, in panorami da favola, fra tempeste di neve e incontri con personaggi incredibili, come il giovanotto che vive solo in mezzo al bianco nulla e ha inventato il mezzo più economico per sbronzarsi: rasarsi un pezzo della testa e incerottarvi alcuni assorbenti macerati nell’alcool. E’ una radiografia, simpatica e dolente, di una disperazione esistenziale che fa tutt’uno con il paesaggio in cui s’inserisce. E’ un piccolo film, d’ottima fattura e grande interesse che dimostra come il cinema sappia essere grande anche senza investimenti massicci o tecnologie ultramoderne.
Umberto Rossi.













